I camici non sono tutti uguali - la protesta dei camici di serie B
- B4Biology

- 1 dic 2019
- Tempo di lettura: 6 min
Ricordo perfettamente un incontro sugli sbocchi lavorativi e il ruolo del biologo tenutosi nel 2015 nella mia Università, io ero già convinta che avrei cercato di percorrere la strada della ricerca ma una mia compagna di corso no, lei in un laboratorio ci voleva lavorare ma non come ricercatrice, così, a fine giornata, si avvicinò con impeto alla cattedra e chiese “Ci sono novità sulle scuole di specializzazione?”. Le risposte furono molto vaghe e confuse. Ma perché questa domanda e perché ne stiamo parlando ancora e proprio in questi giorni del 2019?

Oggi per B4Biology un’intervista ad un gruppo di nostri omonimi che si sta battendo per chiedere condizioni di lavoro eque e coerenti. Il tema è: Scuole di specializzazione, il mailbombing dei camici di serie B e come partecipare alla protesta.
A rispondere alle nostre domande Valerio Schisano, portavoce e fondatore di B come Biologo. Valerio è tutor studenti nel Dipartimento di Medicina molecolare e dello sviluppo dell’Università di Siena, dove studia Biologia sanitaria, ed è attualmente in tesi presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli. Con lui, a ideare la protesta che vi stiamo per presentare, ci sono anche la studentessa in Biologia e Applicazioni biomediche dell'Università di Parma Arianna Cappabianca e lo specializzando in Microbiologia e Virologia dell’Università degli studi di Bari Gianfranco La Bella. Sono proprio questi tre gli organizzatori di un mailbombing (clicca qui per la definizione) rivolto a sensibilizzare la politica e ad ottenere più diritti per gli specializzandi non-medici.
Ma andiamo per gradi!
Prima di iniziare vorrei ringraziarti per aver deciso di prendere parte a questa intervista per il nostro Blog che cerca di occuparsi trasversalmente di biologia.
Si parla tanto del problema dei ricercatori italiani, ma si sa veramente poco sui disagi affrontati dagli specializzandi, pertanto vorrei iniziare dalle basi: cos’è un biologo specializzando e perchè intraprendere questo percorso?
Valerio: Innanzitutto vi ringraziamo per questa intervista e per l’attenzione posta al problema delle specializzazioni di noi biologi. Partiamo dall’inizio: noi biologi per poter lavorare all’interno di strutture del SSN abbiamo l’obbligo di possedere il titolo di specialista, così come per i colleghi medici. Per chiarire, la specializzazione è un corso di formazione post-lauream della durata di 4 anni a cui si accede per superamento di un concorso pubblico. Il percorso formativo è identico a quello dei medici, così come il titolo (D.I. 716/2016). L’assurdità e la disuguaglianza sta nel fatto che a noi biologi, e analogamente a tutti gli altri professionisti sanitari non-medici (farmacisti, chimici, fisici, veterinari, odontoiatri, psicologi), non è riconosciuto nessun contratto di formazione e alcuna forma di remunerazione, come invece accade per i medici. Infatti, mentre i colleghi medici hanno diritto ad un contratto di formazione per tutta la durata del corso, uno stipendio mensile di circa 1.800 euro mensili, la copertura previdenziale, la maternità e la malattia, i laureati sanitari non-medici ne sono totalmente esclusi. Quindi, lavoro a tempo pieno (30 ore settimanali) gratuito per 4 anni.
Quanti biologi specializzandi ci sono nel nostro Paese e quali sono i maggiori disagi che questi riscontrano?
Valerio: Domanda molto interessante. In realtà non posso darti una risposta certa, questo in larga parte è dovuto al fatto che non esiste nessun tipo di censimento o di rappresentanza della classe “non-medica”. Tale condizione porta ad una totale disorganizzazione e disinformazione. Il maggior disagio riscontrato è chiaramente la non remunerazione. Appare compromesso l’ascensore sociale e lo sbocco occupazionale di chi non ha reddito sufficiente per intraprendere un percorso specialistico spesso fuori dalla propria residenza e che prevede una dura selezione d’ingresso. A tutto ciò si aggiungono gli “abusi” da parte di direttori e docenti universitari nei confronti degli specializzandi non-medici che sono obbligati a timbrare il badge o a dover firmare l’orario d’ingresso e di uscita, a cui vengono inibite spesso eventuali attività alternative svolte allo scopo di auto sostenersi, così come vengono fatti loro problemi per giornate di ferie, trasferimenti a università più vicine alla loro residenza e, nel caso delle ragazze, anche per la maternità.
Per provare a fare rete tra tutti gli specializzandi, con il collega Gianfranco La Bella, abbiamo lanciato su diverse pagine Facebook l’appello alla costituzione di un comitato degli specializzandi non-medici che possa così rappresentare e dare voce a chi ora non viene neanche minimamente considerato.
Colgo l’occasione per congratularmi per il nome e lo slogan del vostro gruppo “B come Biologo, basta camici di serie B”. Da dove nasce e qual è il vostro collegamento con la questione delle scuole di specializzazione?
Valerio: Come ogni slogan che si rispetti è nato un po’ per caso ed un po’ per gioco.
Vi racconto brevemente l’aneddoto: Era una calda sera della sessione estiva e mi trovavo a tavola con i miei coinquilini e la mia ragazza, nonché collega. Era il periodo della “rivolta” dei colleghi medici ed intavolammo la questione delle specializzazioni mediche, lì realizzai che dovevo inventarmi qualcosa, avendo visto il trattamento, appunto, di “serie B” riservato alla categoria non-medica feci questa semplice associazione e divenne tutto più immediato. Dovevo ideare un qualcosa di diverso da tutte le iniziative precedenti, dovevo inventare un network con pubblicità e slogan efficaci. Con il prezioso aiuto dell’amico di una vita, Giancarlo Caiazzo, membro fondatore di una iniziativa simile, ma in ambito medico, ho buttato giù le prime linee guida. Successivamente con l’appoggio ed il sostegno della collega e co-fondatrice Arianna Cappabianca siamo riusciti a creare un network con un ottimo feedback.
Da che ricordi, già nel 2015 -e forse ancora prima-, numerose azioni sono state portate avanti dagli specializzandi non medici in segno di protesta. La vostra strategia è quella di un mailbombing verso il parlamento (il testo delle mail lo potete trovare sul gruppo facebook). Da chi è partita l’idea e perché pensate possa fare la differenza?
Valerio: L’idea del mailbombing è partita dalla collega Arianna Cappabianca, che fin da subito ha iniziato a lavorare alla stesura della mail coadiuvata dal nostro terzo ed ultimo componente del team in veste di esperto burocrate il collega Gianfranco La Bella, il quale ha messo a nostra disposizione le sue conoscenze pregresse per creare un team che racchiude in sé l’essenza del network stesso.
Perché può fare la differenza?
Semplice noi crediamo che l’arrendersi ci rende complici di questa situazione, quindi il mailbombing serve a smuovere le acque. Abbiamo altri progetti in cantiere.
E’ solo l’inizio. Sarà fondamentale il sostegno di tutti, dai laureandi ai colleghi già specializzati, così come di tutte le altre figure sanitarie non-mediche.
In queste ore, durante la scrittura di questo post, l’Onorevole Scalfarotto ha risposto a numerose vostre mail. Qual è stata la risposta? Ma soprattutto cosa vi aspettate nei prossimi giorni?
Valerio: All’On. Scalfarotto se ne sono aggiunti altri, che hanno risposto in modo pressocchè simile, prendendo in carico la richiesta sostenendo la questione.
Se ci dovessimo sbilanciare speriamo in un incontro con le commissioni che trattano questa tematica. Stiamo lavorando per portare sul tavolo del Ministro Speranza le nostre istanze. È tempo di uscire dall’ombra.
Aprendo l’intervista ho parlato di un incontro tenutosi nel 2015 presso il mio ex ateneo, si trattava di un incontro con l’Ordine Nazionale dei Biologi. Che ruolo ha e qual è il vostro rapporto in veste di specializzandi -o aspiranti specializzanti- con l’Ordine?
Valerio: L’Ordine in quanto tale ha una importanza assoluta, poiché è l’istituzione che rappresenta la nostra figura professionale in Italia. Lamentiamo però una scarsa considerazione e tutela degli specializzandi e attenzione verso il problema delle specializzazioni non retribuite per coloro che dovrebbero essere tutelati dall’ordine. Sicuramente è stato decisivo l’interesse dell’Ordine per permettere la riapertura delle Scuole di Specializzazione dopo un blocco di diversi anni, ma crediamo che non possa essere più tralasciata la disparità che viviamo noi biologi specializzandi. Per chiarirci, noi siamo fermamente convinti che boicottare l’Ordine è un po’ come fare autogoal. Auspichiamo un sostegno dell’Ordine alle nostre iniziative e un intervento decisivo su questa tematica. Noi siamo a completa disposizione, ma siamo stanchi di restare in silenzio.
Alla luce di queste considerazioni invitiamo sempre all’iscrizione all’albo ed a prendere parte alle decisioni prese in modo attivo.
Grazie mille per questa intervista. Vorrei concludere chiedendoti se c’è ancora qualcosa da fare e come si può aderire alla vostra azione.
Valerio: Grazie a voi per l’interessamento. Da fare c’è ancora tanto, siamo solo all’inizio. Per ora invitiamo tutti ad iscriversi e a seguire la pagina. È importante fare rete e coordinarsi per raggiungere l’obiettivo: ottenere il riconoscimento economico per gli specializzandi non-medici.
Post di Michela Di Criscio



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