24 CFU, chi sa insegna
- B4Biology

- 24 feb 2020
- Tempo di lettura: 3 min
Un vecchio detto recita: “Chi sa fare, fa; chi non sa fare insegna” e questa visione dell’insegnate come un individuo incapace di realizzare cose concrete e fossilizzato solo sulla teoria spesso si riscontra tutt’oggi. Infatti, anche se è assurdo da credere, ancora nel 2020 esiste un pregiudizio di fondo verso la professione dell’insegnante: spesso si crede che per insegnare basti leggere il libro di testo e, ogni tanto, se si ha voglia, fare qualche domanda agli alunni per assegnargli dei voti in base alla simpatia; per non parlare del fatto che è l’unica professione che ti permette di goderti ben tre mesi di vacanza all’anno!
Vi posso assicurare, da neo-biologa molecolare che ha sperimentato un periodo da supplente in un liceo scientifico, che non è assolutamente un lavoro che fa per tutti.
Trovarsi dietro ad una cattedra, quando gli ultimi 19 anni della tua vita li hai sempre trascorsi sui banchi davanti, è un’emozione eccitante ma al tempo stesso può spaventare se non si è ben preparati e soprattutto portati.
Alla base dell’insegnamento ci sono il carattere, l’aspirazione personale e l’amore per la materia, e nessuno può insegnarteli, fondamentale è poi la preparazione che deriva dagli anni di studio universitari, dai famigerati PF 24 (Percorso Formativo da 24 CFU) e altri eventuali esami da aggiungere alla propria carriera universitaria.
A tutti gli aspiranti insegnati consiglio di consultare il sito del Miur per verificare a quali classi di concorso il proprio titolo di studi permetta un accesso diretto e quali esami dover integrare per accedere ad ulteriori. La mia laurea triennale in biologia e la laurea magistrale in biologia molecolare e cellulare, con i PF 24, ad esempio, mi permettevano di accedere a varie classi di concorso ma non alla A-50 (scienze naturali, chimiche e biologiche) per la quale erano necessari 12 CFU in ambito GEO, non previsti nei miei curricula e ho quindi dovuto sostenere degli esami aggiuntivi.
I 24 CFU sono 4 esami da 6 CFU ciascuno (o un numero variabile di esami purché la somma dei CFU sia pari a 24), necessari per l’ammissione al concorso per l’insegnamento, da sostenere per acquisire competenze di base nelle discipline antropologiche, psicologiche, pedagogiche e relative ai metodi e alle tecnologie didattiche. Alcune facoltà permettono di inserire parte degli esami dei 24 CFU nel proprio piano di studi come esami a scelta.
Per ogni dubbio o chiarimento vi consiglio di contattare le segreterie studenti o i tutor della vostra università.
Inizialmente credevo fosse una perdita di tempo dover seguire altre 4 lezioni e dover sostenere altrettanti esami oltre quelli obbligatori, ma con l’esperienza della supplenza ho scoperto quanto fossero importanti. Negli anni di studio universitario apprendiamo moltissime nozioni ma siamo ancora studenti e non abbiamo la piena consapevolezza di cosa voglia dire fare l’insegnate. Ed ecco che i PF 24 ci aiutano a vedere quel percorso fondamentale che dobbiamo intraprendere per avvicinarci alla professione dell’insegnante, senza però dimenticarci di essere sempre un po’ studenti e non solo docenti. I PF 24 sono l’‘attrezzatura’ utile per iniziare a scoprire un mondo nuovo, quello dell’insegnante, un mondo certamente complesso, in cui devi svolgere ben più di un solo ruolo, perché non basta fornire delle nozioni, devi essere anche educatore, devi far capire agli alunni che vale la pena passare ore e ore a studiare, perché la conoscenza è vita (la scienza è vita!), e tutto questo è possibile solo se gli alunni vedono nell’insegante non un registratore che ripete parole senza senso, ma una persona che li aiuti a crescere, che creda in loro anche se prendono un brutto voto, che gli mostri i loro errori e che da quelli è possibile migliorarsi e imparare.
Al liceo ho avuto la fortuna di avere un’eccezionale insegnante di scienze, una donna brillante che mi ha fatto capire quanto sia importante amare la materia che si insegna perché quando è la passione che parla, gli alunni se ne rendono conto e ne vengono affascinati.
Ho sempre creduto che quello dell’insegnante fosse uno dei lavori più belli e importanti, certamente non privo di difficoltà e grandi responsabilità, ma se fatto con passione la soddisfazione che ogni giorno i vostri alunni vi regaleranno, vi ripagherà di ogni sforzo.
post di Giulia Bonini





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